Questo articolo, più che trattare un tema,  vuole informare su alcune novità che mi vedono partecipe assieme al gruppo di lavoro EKA (www.ekahotelpartners.com)

 

TRIVAGO HOTEL MANAGER

Settimana prossima ci sarà una bella iniziativa di Trivago. Infatti, Trivago Hotel Manager ha organizzato una serie di webinar gratuiti con vari professionisti del settore sul tema “Hotel e Tecnologia”. Se il tema è di tuo interesse, puoi dare una letta al programma ed al palinsesto cliccando sul bottone qui sotto

Se poi la cosa ti interessa e ti vuoi iscrivere al mio webinar

 

 

RIGENERA  HOTEL CAMP

Dal 3 al 7 novembre la prima edizione di RIGENERA, una novità made in EKA. Si tratta di una vacanza rigenerativa pensata per manager e gestori di aziende ricettive che necessitano di ricaricare le batterie. Per il programma,  informazioni e prenotazioni puoi consultare la seguente pagina

Data la particolarità dell’evento possono essere ospitate solo 12 persone, per cui, se l’iniziativa ti stuzzicasse, affrettati a prenotarti. I propri partner sono benvenuti.

Il format di Rigenera si presta anche quale evento incentive per organizzazioni e gruppi di lavoro.

 

 

FOR HO.RE.CA. FIERA VENEZIA EXPO

Dal 5 al 8 novembre saremo a For HO.RE.CA. Fiera che si svolgerà a Venezia presso il Pala Venezia Expo. L’evento è dedicato alle forniture ed attrezzature per alberghi, ristoranti e locali pubblici. Oltre alla parte espositiva sarà offerto un ricco programma di eventi formativi: Noi di EKA saremo presenti con diversi appuntamenti nell’arco delle giornate per darti spunti di riflessioni ed idee. Visita il sito dell’evento

Io personalmente sarò relatore di alcuni speech domenica 5 e sabato 6 novembre. Ti aspetto.

 

Buon business e buon divertimento a tutti voi.

Vittorio

 


Sei in cerca di un testo che tratti in maniera semplice  ed esaustiva la gestione di una struttura ricettiva, lasciando ampio spazio al Revenue Management?  Trovi un mio testo a riguardo al seguente link Profit Management Alberghiero . Puoi scaricarne un’anteprima 

 

Se invece sei interessato ad un testo incentrato sulla gestione di un’attività ristorativa, approfondendo il tema del Revenue Management per la Ristorazione,  allora ti propongo il  Profit Management della Ristorazione . Puoi scaricarne un’anteprima

 

Se non sei più interessato a leggere i miei articoli, puoi cancellare la tua e-mail clicclando sul bottone “unsubscribe”  

 
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Flussi turistici Italia 2017. Strutture ricettive: attenzione agli abbagli

I flussi turistici in Italia per il 2017 sono in crescita. Si tratta infatti di un’ulteriore crescita rispetto al 2016. L’Osservatorio Nazionale del Turismo, in collaborazione con il Ciset, segnala una previsione di crescita dei flussi turistici per l’anno in corso. Pare che si stimi un +4.1% di flussi incoming da paesi extraeuropei ed un +2.1% dall’Europa Centrale.. Una notizia positiva per le strutture ricettive che però è bene facciano attenzione a non prendere degli prendere abbagli.

Anche se gli strumenti di raccolta dati possono risultare obsoleti ed approssimativi e la distribuzione delle informazioni avvenga con gap temporali troppo ampi rispetto al mutare delle condizioni di mercato, è innegabile che in questi ultimi due anni il trend di crescita del turismo in Italia sia positivo.

Riporto qui un articolo che mi è capitato di leggere recentemente. http://bit.ly/2pVRC9c e che si riassume nella seguente frase

In poche parole si riassume che gli attacchi terroristici avvenuti in Turchia, Egitto e Tunisia negli ultimi anni hanno spinto un elevato numero di turisti a scegliere altre destinazioni per le loro vacanze, ad esempio Barcellona. Condivido i temi di questo articolo ed associo alll’aumento dei flussi turistici verso l’Europa e, conseguentemente, verso l’ Italia, alla causa evidenziata dall’articolo sopra citato.

E’ innegabile che le condizioni economico-politiche internazionali condizionino le scelte dei turisti europei e, ancor di più, quelle del turismo nostrano circa le mete dei loro viaggi. L’offerta da parte di strutture ricettive, soprattutto di quelle che trattano il segmento famiglie con bambini, sarà, con ogni probabilità, ben pareggiata da una crescente quantità di richiesta. Questo segmento, oltre ai numerosi e ben graditi servizi che molte destinazione riservano all’intrattenimento ed allo svago per i più piccoli, è, più di altri, in cerca di sicurezza. La sicurezza personale e dei propri cari è  diventata un importante elemento di scelta nel valutare dove trascorrere le proprie vacanze.

Gli attuali trend economici e le performance occupazionali delle strutture ricettive cui mi affianco in qualità di consulente alberghiero vanno in questa direzione. Inoltre, questi trend positivi mi sono stati confermati anche da alcuni direttori/presidenti di associazioni di categoria di alcune tra le più gettonate destinazioni turistiche del centro-nord Italia.

E’  interessante notare l’aumento della domanda coincide con un aumento della disponibilità a pagare il prezzo richiesto. Qualcuno potrebbe etichettare questa frase come scontata. Infatti, per gli estimatori del revenue management tutto ciò suonerebbe come il banale risultato di una politica di pricing e gestione tariffaria dinamica grazie alla quale, ad un aumento della domanda segue un aumento del prezzo.

Attenzione però a non scambiare la predisposizione a pagare (volontà) con quella che si potrebbe definire una “scelta quasi obbligata”. Nel primo caso si tratta di una decisione che tende a soddisfare quegli elementi emozionali che portano alla scelta di una destinazione e di un certo tipo di struttura e, proprio perchè di vacanze si tratta, in genere avviene con forte e positiva carica emotiva. Nel secondo caso la scelta è subordinata ad una serie di fattori da considerare e che deviano da un progetto iniziale.  Essa nasce dalla valutazione di aspetti pratici e pragmatici che possono attenuare se non addirittura spegnere il fattore emotivo legato al piacere, anzi è più vicina al dovere. Per molti turisti frequentare luoghi ritenuti più sicuri, magari distanti solo poche ore di macchina dal proprio domicilio, rappresenta una condizione di comfort interiore notevole. Ad esempio una famiglia che, per effetto della paura di viaggiare verso certe destinazioni, abbandonasse l’idea di una vacanza di due settimane  in Egitto per sostituirla con un’alternativa nostrana, più cara e qualitativamente inferiore, magari dovendo anche ridurre la durata del soggiorno per rispettare un proprio budget, con quale stato d’animo affronterebbe la spesa? E che carico di aspettative avrà verso la struttura ricettiva?

Tre suggerimenti per trarre un maggior/miglior beneficio da questa situazione:

 1) Ottimizzare i ricavi, ma in equilibrio con il prodotto/servizio offerto

Chi gestisce e/o dirige una qualsiasi struttura ricettiva sono certo che s’inventerà di tutto per ricavare quanto più possibile dalla maggior quantità di richieste.  Chi lavora con un listino con prezzi fissi creerà camere virtuali assegnando prezzi superiori ai tipi camera esistenti. Oppure darà vita a pacchetti ad alto valore contributivo, inserendo vari servizi e maggiorando il prezzo complessivo per il numero di notti previste.

Chi opera con un listino di prezzi dinamici punterà ad aumentare le tariffe, favorendo la vendita diretta a discapito di quella mediata, settando minimum stay e tariffe in disparity levels tra il proprio booking engine e le OTA.

A prescindere dalle scelte strategiche ed operative legate alla vendita, ciò che mi sento di raccomandare è di non esasperare i prezzi. Si verrebbe ad creare una forte tensione interna (cliente-organizzazione) e si inficerebbe un equilibrio che trova su un piatto della bilancia  la qualità del prodotto e dei servizi e nell’altro il prezzo.

 2) Migliorare il servizio, l’accoglienza e la gestione dell’ospite: obiettivo fidelizzazione

Approfittare di un aumento della domanda per farsi ricordare, recensire e soprattutto farsi ben volere dai clienti, soprattutto dai “nuovi clienti”. Di certo è da contemplare il potenziamento e miglioramento dei servizi offerti (es. la ristorazione presenta un menu con una maggior scelta di piatti, la cucina opera con servizio espresso, la colazione diventa più ricca e con prodotti di qualità,  gli orari di servizio più ampi) così da giustificare l’aumento dei prezzi.

Parimenti è bene lavorare per l’integrazione, la formazione ed il coinvolgimento dei collaboratori (teamwork). L’obiettivo è avere tante potenziali estensioni della proprietà/direzione, persone che accolgano, gestiscano e coccolino il cliente come fossero i proprietari/manager della struttura (ammesso che chi governa/dirige una struttura ricettiva sia predisposto a farlo ed abbia le necessarie capacità/competenze). Significa, di fatto, lavorare per una miglior organizzazione aziendale.

Significa anche  voler fidelizzare quanto più e quanto meglio un ospite che, soprattutto se nuovo e se ad alta contribuzione (cioè paga un prezzo mediamente più alto rispetto ad un vecchio cliente) è un potenziale  investimento per il futuro.

 3) Investire i proventi per migliorare il prodotto

Essere lungimiranti e riconoscere che gli andamenti di questi ultimi anni non sono dovuti – per lo meno non solo – alla propria capacità gestionale ma ad una serie di fattori congiunturali favorevoli.

Significa quindi ipotizzare come investire qualche soldo nel prodotto (camera, ristorante, wellness/SPA ecc). Per molte strutture questo è un momento delicato in quanto l’eventuale attuale esposizione finanziaria non permette di pensare a nuovi investimenti. Vale però la pena, per molte strutture, razionalizzare gli investimenti e iniziare un percorso di rinnovamento programmato, che segua una precisa strategia aziendale. Infatti non è né consigliato, né necessario,  pensare a dover investire in un progetto di totale rivisitazione della struttura. Anzi, è bene parzializzare e cominciare un po’ per volta così da:

  1. Testare il nuovo prodotto (che effetto produce una camera -e bagno- nuova sul cliente?)
  2. Imbastire una buona campagna di comunicazione/commercializzazione
  3. Fare investimenti che non sovra-espongano finanziariamente la struttura, avvallati dallo studio ed analisi aziendale
  4. Cambiare direzione/programmazione in relazione ai risultati

 

Buon business e buon divertimento a tutti voi.

Vittorio


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Hotel Profit Management: i buoni propositi 2°parte

Definita quindi la metodologia con la quale poter settare i propri obiettivi, vediamone alcuni di “intesse generale”.

A seguire alcuni spunti di “buoni propositi” trasversali alle diverse figure operative e ai diversi ruoli.
Gestire meglio le proprie energie.
La giornata lavorativa ha un numero limitato di ore. Non è possibile superare le 24. E’ chiaro che un ruolo dirigenziale comporta una disponibilità oraria maggiore e più elastica di un qualsiasi altro ruolo. E’ bene ricordarsi che non è il numero di ore spese in azienda a determinare l’efficacia e la qualità del lavoro svolto. Al fine di gestire meglio le proprie energie è opportuno mettere a fuoco quali aspetti sono da considerarsi prioritari e quali no nel proprio ambito di competenza. Significa analizzare quali “condizioni, abitudini o attitudini” dilatano i tempi di realizzazione di una certa attività e cambiare qualcosa nel processo/attitudine. Il cambiamento può riguardare l’acquisizione di nuovi strumenti, la rivalutazione delle fasi e/o dei modi del compimento di una certa attività, chi ne è coinvolto, che ruolo ha, gli orari in cui la si svolge eccetera. Al fine di ottimizzare le proprie energie è bene considerare una suddivisione della attività giornaliere in “operative” (ad esempio controllo di fatti contabili, dei numeri relativi alla produzione e/ delle vendite, della mise en place dei tavoli, ecc) e “relazionali” (ad esempio il confronto con un collega, curare la relazione con l’ospite, una parola con un fornitore, meeting e briefing  con il personale eccetera). Lo sviluppo delle relazioni è fondamentale. Attenzione però a non confondere un dialogo teso a scoprire pensieri e fatti inerenti la gestione e lo sviluppo del proprio business rispetto dal chiacchiericcio sterile ed improduttivo.
Migliorare la propria performance
La performance non vuole essere associata unicamente ad un fattore economico ed al miglioramento del revenue. Essa può considerare anche la quantità e la qualità delle competenze tecniche e/o relazionali. Voler migliorare le proprie competenze tecniche può risultare più semplice rispetto al voler modificare parti di sé, del proprio modo di essere, del proprio carattere. Ricordo che i risultati economici, siano essi positivi o meno, derivano da una serie complessa di scelte, investimenti, attività ed interazioni che si riassumono  nell’ acquisto di beni e servizi da parte di un cliente. In un business “people intensive” così come lo è quello dell’ospitalità il sapersi porre, saper dialogare, sapersi confrontare, con i propri collaboratori, fornitori e clienti è fondamentale. Relazioni di qualità migliorano la vita, e non solo quella lavorativa. L’aumento della qualità nelle relazioni tra collaboratori in hotel  comporta ad un miglioramento del clima aziendale. Il clima aziendale è l’aria che respira l’ospite quando presente in struttura (e spesso anche senza essere in struttura, basta il tono di una risposta telefonica o di una mail per far capire che tipo di azienda vi è alle spalle). Una buona relazione deve essere supportata da un’organizzazione aziendale efficiente ed efficace. La miglior performance economica  può generarsi da:

aspetti comportamentali/relazionali quali ad esempio:
• Voglio arrivare in anticipo di almeno 10 minuti rispetto all’orario di inizio turno per dare modo al mio collega di congedarsi in orario
• Voglio trovare una chiave di dialogo con Mario, il mio collega con il quale ho spesso frizioni
• Voglio riuscire a vendere di più i prodotti più cari
• Voglio riuscire a vendere di più facendo up-selling / cross-selling
• Voglio riconoscere il mio stato d’animo nel momento in cui mi incupisco o mi arrabbio così da evitare di trasmettere messaggi negativi a collaboratori / clienti, compromettendo il clima ed il “valore” aziendale.
aspetti tecnici:
• Imparare l’uso di un software
• Migliorare la gestione del percorso relativo alle prenotazioni /al ckech-in / al check-out
• Migliorare la gestione del percorso di pulizia di una camera
• Migliorare la gestione dell’assegnazione dei tavoli in sala ristorante
• L’impostazione di un budget di costi / ricavi più analitico
• La costruzione di un pricing più scientifico
aspetti economici:
• Aumentare la conversione delle camere vendute via telefono / mail / web
• Migliorare la conversione tra richieste e prenotazioni
• Aumentare le vendite beverage al ristorante
• Aumentare il RevPOR (Revenue per Occupied Room) ed il RevPAR (Revenue per Available Room)
• Abbassare il CostPAR (Cost per Available Room)
• Diminuire i cambi camera
• Aumentare i profitti aziendali (o di reparto)

Ultimo “buon proposito” è tra quelli più auspicati e, in genere, meno praticati.

Delegare
Per molti manager/proprietari d’azienda delegare è davvero difficile. Spesso la delega è vista come la perdita di controllo anzichè come strumento atto ad acquisire un po’ di libertà. Il controllo è un tema complesso. Esso è prodotto da una o più paure. Perdere il controllo, per alcune persone, significa perdere dei parametri di comfort del loro fare. Per altre significa anche perdita di potere. Queste sono le premesse per cui molte organizzazioni smettono di crescere;  le loro procedure si ripropongono anno dopo anno secondo logiche obsolete. Il tutto per preservare equilibri interni, status quo personali, il benessere ed il comfort di quanti sono ormai  campioni nell’applicare tali procedure. Questa situazione consolida la sensazione di potere di un manager e/o di un capo reparto, che, credendosi baricentrico ed indispensabile per il funzionamento del sistema, rafforza la propria posizione agli occhi della proprietà e/o della direzione. Inoltre, la delega può essere vista con sospetto in quanto prevede la cessione di know-how in favore di un collaboratore che potrebbe, presto o tardi, diventare un’insidia per il ruolo attualmente occupato dal delegante. In altri casi delegare significa anche mettere nelle mani di terze persone dati che, per molte aziende, sono confidenziali (riguardo a questo mi astengo dallo scrivere il mio pensiero). Per concludere, il meccanismo di delega è assolutamente positivo quando è volto al “empowerment” di chi né il destinatario. Se la delega riguardasse le sole attività Time Consuming e/o Energy Consuming ma poco edificanti perché a basso consumo di energia “concettuale”, il team e/o la singola persona accresceranno di poco o nulla le rispettive competenze.  La delega vuole soprattutto permettere al delegante di destinare il tempo ad altre attività, più importanti o prioritarie.

L’anno è iniziato da poco. Per chi ha già messo a fuoco i propri propositi – magari per iscritto  – il suggerimento è di organizzarli per priorità ed affrontarli uno per volta. Per quanti ancora vogliono definirli credo sia importante prendersi il giusto tempo, essere onesti con sé stessi e ben centrati al fine di valutare, in maniera distaccata ed imparziale, quali obiettivi si vogliono raggiungere e settare, di conseguenza, i propri propositi.

Buon divertimento e buon lavoro.

Desiderate scoprire qualche piccolo segreto di OSCAR Wi-Fi (uno tra i più performanti sistemi wi-fi per hotel)? Con l’occasione io per la parte vendita e revenue e Andrea Franzoso per la parte di social e web marketing offriremo spunti utili a migliorare la guest relationship, la brand reputation, il web marketing ed il revenue. Ci troverete il 5 e 6 febbraio presso #ExpoRivaHotel a Riva del Garda – padiglione di OSCAR Wi-Fi.

Potete prenotare 15 minuti di consulenza gratuita inviando una mail a exporiva@oscarwifi.com

Hotel Profit Management: i buoni propositi

L’ inizio d’anno è per molti di noi il momento in cui formulare i nuovi propositi (o reciclarne di vecchi). Significa raccogliersi in un momento di confronto personale e, ripercorrendo i fatti e le situazioni principali dell’anno appena passato, tirarne le somme e porsi nuovi obiettivi. E’ un momento particolare che, se vissuto con autenticità, può regalare molti spunti di riflessione ed analisi.
Volendo fare un paragone, accade un po’ quel che dovrebbe accadere nel momento in cui si setta un budget aziendale. Si pone attenzione a ciò che ha funzionato o meno, a ciò che si vorrebbe migliorare, agli investimenti che possono/devono essere fatti, settando gli obiettivi economici (ricavi e costi).
Per l’hospitality management i buoni propositi possono riguardare ambiti che vanno oltre i meri fattori numerici. Si tratta per lo più di un’introspezione personale. Prendersi del tempo per guardarsi attorno e, per chi riesce, guardarsi dentro.

Se l’introspezione fosse condotta in maniera trasparente ed oggettiva, potrebbe far emergere diversi spunti di osservazione, riguardanti soprattutto sé stessi.
Credo che, in virtù del tipo di approccio all’analisi dei risultati ottenuti ed all’identificazione dei “buoni propositi”, le persone possano essere divise in due macro gruppi.
• Non Responsabili, quelli non in grado di pensare ed agire in modo responsabile
• Responsabili, quelli in grado di pensare e agire in modo responsabile
Voglio precisare che questa è una mia personale visione e che con questi termini mi riferisco a gruppi di persone osservandoli da un punto di vista professionale. Le mie competenze non mi permettono di entrare in ambiti, di cui mi interesso, per i quali non ho specifica preparazione. Mi limito a dire che, secondo il mio parere, un individuo, salvo situazioni complesse, non è scisso e/o scindibile in parti a seconda del momento che vive. La propria struttura di base (corpo, mente ed anima) resta la stessa durante l’arco dell’intera giornata, con sfumature più o meno importanti a seconda del contesto.

A volte ho l’impressione che in molte realtà legate al mondo dell’ospitalità di voglia vivere come in circo ossia mostrando al mondo che lo visita qualcosa di bello e spettacolare che però è solo facciata. La sostanza invece è ben altra e nasconde storie di patimento.
In una struttura alberghiera dove è stato inculcato il concetto che la forma e lo stile sono essenziali, dove vige la “regola del sorriso” a tutti i costi si avverte in maniera chiara questo finto interesse alla persona, questa accoglienza patinata di ipocrisia. Il proverbio recita:
“Non è l’abito a fare il monaco”
Le maschere che si possono indossare, nel vestire i panni del receptionist o del direttore d’hotel, prima o poi sono destinate a cadere ed emergeranno i veri tratti caratteriali della persona.  I due macro gruppi di cui sopra possono essere brevemente descritti come segue.

I Non Responsabili: sono quelle persone che credono che tutto ciò che accade loro dipenda esclusivamente da fattori esterni. Essi ritengono che il proprio modo di essere non sia da mettere in discussione. Sono incapaci di rispondere in prima persona.(non si assumono responsabilità di alcun genere) e sono pronti a trovare scuse e colpevoli in ogni situazione. Per queste persone è il mondo a dover cambiare e i loro propositi sarebbero volti unicamente verso l’esterno. Secondo il loro pensiero dovrebbe cambiare il tal collaboratore, il tal cliente, un reparto intero e magari anche l’economia in generale. In poche parole, se qualcosa non funziona, non dipende mai da loro.
I responsabili: sono coloro che si interrogano spesso e si mettono in discussione (a volte anche troppo). Il responsabile crede che il cambiamento dovrebbe iniziare proprio da sè stesso. Sono certi che solo a patto che il cambiamento avvenga internamente sia possibile vederne gli effetti esternamente. Sono quelle persone che sanno prendersi cura e responsabilità per ogni fatto che le riguarda, in maniera più o meno diretta. Ogni accadimento è un’occasione per imparare qualcosa su di sé e per migliorarsi. A tal riguardo le domande che si pongono, in due situazioni topiche, potrebbero essere:

a) Accadimento con risvolti negativi: dove ho sbagliato?
b) Accadimento con risvolti positivi: ho fatto quello che dovevo, dove posso migliorare?

L’analisi interiore, che influenza direttamente ed indirettamente la propria crescita personale, potrebbe divenire via via sempre più consistente e profonda. Queste persone hanno fatto propria la frase del Mahatma Gandhi:
   “Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo”

Riprendendo l’oggetto dell’articolo, quali potrebbero essere allora alcuni buoni propositi? Qualsiasi sia il proprio proposito, l’aspetto più importante è definirne l’importanza. Quanto realmente si vuole vederlo tradotto in fatti? Quanto si tiene alla sua realizzazione? È forte il desiderio di realizzarlo tanto da farlo diventare un obiettivo personale? Se si, allora sarebbe bene esplorarne la fattibilità per esplorare oggettivamente quanto chiaro, definito, misurabile e strutturabile, anche in termini temporali, sia il proposito/obiettivo.
Per questo si può far ricorso all’acronimo S.M.A.R.T. ossia a quel metodo di definizione degli obiettivi utile a valutarne il grado di applicabilità, di chiarezza e di “tracciabilita”.
Specific (Specifico): l’obiettivo deve essere definito e tangibile. Se, ad esempio, un manager volesse migliorare la qualità delle relazioni tra collaboratori e reparti dell’azienda, il dire “voglio dedicare più tempo ai miei collaboratori” non è specifico. Nel caso di un di un capo reparto, direttore e proprietario di un’azienda turistica l’obiettivo, per essere specifico, dovrebbe, per esempio, essere tradotto in
• “voglio investire dieci minuti alla settimana per relazionarmi con ogni singolo collaboratore creando una sua scheda personale con obiettivi personali, punti di forza e debolezza.
• “voglio investire dieci minuti al giorno con ciascun reparto per verificarne le dinamiche relazionali e la comunicazione intra-reparto e tra i diversi reparti.
• “voglio organizzare una riunione settimanale di reparto (mezz’ora) e una riunione mensile con tutto lo staff (1 ora) per condividere idee, problematiche e soluzioni. Con il supporto di una scheda tecnica, nella quale sono riportati gli argomenti/situazioni da risolvere/approntare, tengo traccia dello stato avanzamento lavori. (questo si tradurrà poi nella rivisitazione delle best practices e manualistica interna)
Measurable (misurabile) L’obiettivo deve poter essere misurato attraverso un valore numerico. Continuando nell’esempio precedente:
• Dato che il miglioramento del clima aziendale si riverserebbe anche sulla qualità dell’accoglienza e della gestione voglio passare da 8.4 a 9.1 il punteggio che il cliente assegna a questi aspetti sul questionario di soddisfazione che compila (e che mi dimostra anche sui travel portal con i vari risvolti sulla brand reputation).
Achievable (raggiungibile/attuabile): l’obiettivo deve essere coerente e compatibile con il contesto e con le risorse a disposizione. Si devono stabilire quali azioni, nel concreto, possono essere intraprese per raggiungere l’obiettivo. Quanto più un’obiettivo riguarda l’azienda nel suo insieme tanto più è necessario comprendere se l’organizzazione aziendale ha le giuste risorse per raggiungerlo. Nel nostro esempio, direi che è raggiungibile.
Realistic (realistico): la sua realizzazione è possibile? Esistono fattori, interni o esterni, che possono pregiudicarne la realizzazione? I miei collaboratori saranno disponibili a dedicare del tempo alle riunioni di reparto o di tutto il personale? Io ho il tempo da passare con le risorse umane e nei reparti? Significa che devo “sporcarmi” le mani per riprendere in mano un’operatività che ho dimenticato, ne ho voglia?
Time-related (soggetto ad un’estensione temporale): il raggiungimento dell’obiettivo deve avvenire all’interno di un periodo temporale definito. Se l’obiettivo prevede dei passaggi intermedi, allora è bene pianificarli determinando una cronologia di attività ed eventi. Tornando al nostro esempio, tre mesi potrebbe essere un periodo accettabile per assestare il modello e vedere i primi risultati con successive fasi di analisi ed eventuali rivisitazioni trimestrali. L’anno può corrispondere all’intero periodo temporale definito come utile per il raggiungimento dell’obiettivo.

Concludo questa prima parte dell’articolo ricordando che un buon modo per far emergere degli spunti sui quali lavorare è prendersi del tempo in un luogo dove, indisturbati, si possa lasciar andar la mente libera di spaziare ed annotando immagini e pensieri che stazionano in testa, che catturano la vostra attenzione, senza forzare. In un secondo momento li si può riprendere ed analizzare in maniera più specifica.

Buon business e buon divertimento a tutti voi.

Vittorio


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